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18° Comunità Montana ultima spiaggia?
Gli enti intermedi in Sardegna sono diventati troppi. Lo sostengono Andrea Biancareddu, Giorgio Oppi e Roberto Capelli, che hanno presentato una proposta di legge con la quale si prevede la soppressione delle 25 Comunità montane esistenti in Sardegna e l’attribuzione, delle loro competenze, alle nuove province.
L'obiettivo è di ridurre gli sprechi e razionalizzare l’esistente
Dopo l’approvazione delle”nuove” province, in Sardegna gli enti intermedi, quelli in attività tra la regione ed i comuni, sono diventati 35; troppi, che costano molto e servono proprio a poco. Da qui la proposta di legge con la quale si prevede la soppressione delle 25 Comunità montane esistenti in Sardegna e l’attribuzione, delle loro competenze, alle province sarde.
Le venticinque comunità montane, ha ricordato Andrea Biancareddu, illustrando la proposta di legge “assolutamente aperta al contributo di tutte le forze politiche presenti in Consiglio”, sono amministrate da 848 consiglieri, che percepiscono un ricco gettone, 251 dei quali sono presidenti, vicepresidenti o assessori (tutti rigorosamente e riccamente retribuiti); il personale dipendente arriva alle 172 unità e le comunità hanno compiti che vanno dalla gestione delle biblioteche e delle mense a quella dei porti, emblematico il caso del porto dell’Isola Rossa, gestito dalla Comunità montana di Tempio, o quello “segreto, ma rivelato dal Sole 24 Ore”, di una comunità montana che ha acquistato, ma non si sa se lo fa anche navigare, un battello a pale stile Vecchio Mississippi.
“Se Le comunità fossero controllate seriamente, se nei loro confronti si applicassero le norme in vigore in Italia per le società, almeno 15 avrebbero portato i libri in tribunale e le altre sarebbero, come minimo, in amministrazione controllata”. Andrea Biancareddu non ha dubbi: la gestione finanziaria se non è ridicola è preoccupante; enti intermedi di questo genere proprio non servono a nulla, sono una pura perdita di risorse. ”In origine, ha però ricordato Giorgio Oppi, le Comunità montane erano state previste ed istituite per valorizzare, rilanciare, rendere agevole l’amministrazione di zone realmente montuose o marginali”. In Sardegna la legge, del 1978, è stata applicata con una certa disinvoltura, è stata stravolta e non ha sortito gli effetti sperati”.
D’altronde, con le nuove competenze assegnate a regioni, province, comuni gli altri enti intermedi servono a poco, tanto è vero che il Friuli, regione decisamente montuosa, e la Sicilia hanno deciso di abolirle. Da noi, ha ricordato l’ex assessore degli Enti Locali, un primo tentativo in tal senso era stato fatto, d’altro canto considerare “montani” comuni come Olbia, Arzachena, Santa Teresa di Gallura, Quartu o Musei è prova di una grande, sfrenata fantasia. Ora è il caso di ridurre gli sprechi, razionalizzare l’esistente, trasferire competenze e personale alle province, e risparmiare quel miliardi di lire, e non sono certamente pochi milioni di euro, che ogni anno vengono spesi per il funzionamento di questi venticinque enti, “ormai inutili”.
La legge sulla abolizione delle Comunità montane, quella dell’Ogliastra coincide con la nuova provincia ogliastrina, ha aggiunto dal canto suo Roberto Capelli, permetterebbe “una razionalizzazione degli enti intermedi, ed un attento riesame sarebbe il caso di fare anche sulle nuove province, ma questa è una mia opinione personale, tuttavia condivisa anche da molti consiglieri degli altri gruppi politici”. La proposta di legge, comunque, permetterà di affrontare, finalmente, il delicato tema del trasferimento dei compiti e delle competenze dalla regione agli altri enti locali. Un’occasione di dibattito, di confronto, che permetterà di disegnare un diverso sistema istituzionale anche in Sardegna. “Una proposta di legge aperta; perfettibile; una opportunità anche per coloro che, pur militando nello steso partito, hanno idee e concezioni diverse sull’organizzazione interna della nostra regione”.
La proposta di legge “soppressione delle Comunità Montane ed attribuzione delle competenze alle Province sarde”, tre articoli semplici e secchi, compresa la norma finanziaria, comincerà ora il suo iter procedurale, poi arriverà in Consiglio Regionale.
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