Chiesa Santa Croce


Il Rettore Giovanni Battista Sanna, nella sua Relazione fatta al vescovo di Ales nel 1789 così scriveva: "la chiesa di S. Croce ha le sue terre che suol dare a sozio; ella ha 30 o 40 starelli di grano annui e 30/ 40 lire annue di censo.

Vista della chiesa di Santa Croce

In questo oratorio si trova un quadro con un disegno nel quale sono indicati i terreni una volta posseduti e coltivati dagli stessi confratelli. Fino a non molti anni or sono, il resoconto di tutte le attività svolte dalla confraternita era fatto da un confratello chiamato su clavariu perché, assieme a su cascieri e s’obreri teneva le chiavi della cassa della Confraternita. Ancora oggi si possono consultare i registri di detti resoconti. Le attività 'religiose' di questi confratelli di S.Croce si limitavano alla partecipazione ai funerali, alle processioni e, come privilegio, alla sacra rappresentazione del Discendimento. La chiesa, all'interno, si presenta molto semplicemente:’E’ piccola a due archi ed a volta solida ha un solo altare di pietra di taglio ove sta collocato un crocifisso grande quasi al naturale che serve il Venerdì Santo per il Descenso’ . Il Cristo poggia su una grande croce di ginepro. Dagli archivi risulta che questa croce venne costruita nel 1745 dal falegname Francesco Melis per la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo, funzione questa, che a San Gavino ebbe inizio almeno da quell’anno e che ininterrottamente, pur senza lo splendore di una volta, si ripete ancora. Ai piedi del Crocefisso, sull'altare maggiore, si ammira la statua della Madonna della Pietà, con la firma autografa (fra Antonio Cano 1818) dell'illustre scultore sassarese fra Antonio Cano dei frati Minori conventuali, deceduto a Nuoro il 23 settembre 1840 . Ai piedi del Crocefisso, sull'altare maggiore, si ammira la statua della Madonna della Pietà, con la firma autografa (fra Antonio Cano 1818) dell'illustre scultore sassarese fra Antonio Cano dei frati Minori conventuali, deceduto a Nuoro il 23 settembre 1840 .È alla chiesetta di Santa Croce che il Venerdì Santo viene portato, dopo il Discendimento, una volta in solenne, mesta e commossa partecipazione, accompagnata dal canto del miserere in musica sarda, il Cristo Morto, in attesa della Resurrezione. Ed è da questa chiesetta che il Risorto si appresta, la Domenica di Pasqua, alla processione de S'Incontru con la Madonna, per farvi ritorno la successiva Domenica in Albis. Fino all’epoca di mons. Pietro Vargiu (1843-1866) nei giorni festivi nella chiesetta di S.Croce veniva celebrata la S.Messa: lo stesso Vescovo proibisce questa celebrazione adducendo come motivazione il fatto che essendo piccola e riempiendosi esageratamente non vi si poteva stare con devozione, anzi vi succedevano spinte, proteste mancanza del silenzio dovuto’ . All’interno della navata si trovano sistemate nelle loro nicchie due statue:alla destra un San Narcisio e alla sinistra un santo mitrato che tiene nella mano non una croce, non un baccolo ma un singolare insetto:una cavalletta. Incuriosito si è girato il quesito agli anziani confratelli:dovrebbe raffigurare un S.Sisinnio invocato contro le cavallette. Si sa che la devozione a San Sisinnio appartiene ai villacidresi che gli tributano i dovuti onori con solenni festeggiamenti: a regalare la statua sarebbe stato appunto un villacidrese trapiantato a San Gavino come ex-voto:effettivamente, almeno nel maggio 1866 , ma anche nel ‘600, risulta ci sia stata una grande invasione di cavallette. Artistico e molto antico è pure il cancelletto di ferro. Da qualche anno, durante il rettorato mons. Salvatore Piano la chiesetta è stata sapientemente restaurata.È alla chiesetta di Santa Croce che il Venerdì Santo viene portato, dopo il Discendimento, una volta in solenne, mesta e commossa partecipazione, accompagnata dal canto del miserere in musica sarda, il Cristo Morto, in attesa della Resurrezione. Ed è da questa chiesetta che il Risorto si appresta, la Domenica di Pasqua, alla processione de S'Incontru con la Madonna, per farvi ritorno la successiva Domenica in Albis. Fino all’epoca di mons. Pietro Vargiu (1843-1866) nei giorni festivi nella chiesetta di S.Croce veniva celebrata la S.Messa: lo stesso Vescovo proibisce questa celebrazione adducendo come motivazione il fatto che essendo piccola e riempiendosi esageratamente non vi si poteva stare con devozione, anzi vi succedevano spinte, proteste mancanza del silenzio dovuto’ . All’interno della navata si trovano sistemate nelle loro nicchie due statue:alla destra un San Narcisio e alla sinistra un santo mitrato che tiene nella mano non una croce, non un baccolo ma un singolare insetto:una cavalletta. Incuriosito si è girato il quesito agli anziani confratelli:dovrebbe raffigurare un S.Sisinnio invocato contro le cavallette. Si sa che la devozione a San Sisinnio appartiene ai villacidresi che gli tributano i dovuti onori con solenni festeggiamenti: a regalare la statua sarebbe stato appunto un villacidrese trapiantato a San Gavino come ex-voto:effettivamente, almeno nel maggio 1866 , ma anche nel ‘600, risulta ci sia stata una grande invasione di cavallette. Artistico e molto antico è pure il cancelletto di ferro. Da qualche anno, durante il rettorato mons. Salvatore Piano la chiesetta è stata sapientemente restaurata.

Prof. Eugenio Ibba


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